Bottega del vino Dolcetto di Dogliani

Logo Dogliani Foto illustrativa

I MOTIVI DELLA SCELTA


Diversi sono i motivi che hanno spinto i produttori di Dogliani a richiedere la Docg per il loro dolcetto.

- Innanzitutto, la profonda e fondante convinzione che quest’uva, nel territorio di Dogliani e con la cultura di coltivazione e vinificazione presente, fosse in grado di esprimere vini di una certa complessità e importanza. Sebbene molte aziende già da tempo lavorassero in questa direzione, si è ritenuto che fosse giusto sancire questo diverso approccio attraverso un messaggio normativo che fosse chiaro anche al consumatore, distinguendo al suo interno due tipologie la cui diversità a volte suscitava un certo smarrimento.

- Poi la consapevolezza che fosse importante far emergere il nome della zona, Dogliani, e focalizzarne così la conoscenza delle caratteristiche nel consumatore. Le denominazioni piemontesi del dolcetto sono ben undici e in qualche modo si sentiva la necessità di sottolineare le differenze date dal territorio, più che la comunanza data dal vitigno, in un'interpretazione che metteva così in evidenza le caratteristiche di Dogliani e le sue langhe. Un territorio, infatti, non rappresenta solo le caratteristiche di un’uva, ma con il suo nome designa un’entità inalienabile e unica in grado di imprimere nella memoria delle persone tutto ciò che crea un vino oltre alla cultivar impiegata, che pur si è selezionata nel tempo in accordo al territorio. Elementi come uomini, paesaggio, fiumi, storia e cultura, strategia politica e commerciale di quello specifico luogo ne diventano parte integrante. Man mano che i mercati si ampliano e i vini viaggiano, devono saper portare con loro il segno chiaro di questo luogo di origine, destinato a sopravanzare l’uva che ne è l’espressione pur restando ferma la scelta del monovitigno.

- Infine, la necessità di uscire dalla strada del vino da prezzo che il dolcetto stava prendendo dove, o per scelte storiche, o per la presenza di vitigni più remunerativi o consolidati, quest'uva giocava un ruolo di secondo piano ed era relegata al ruolo di vino di basso prezzo per un consumo famigliare quotidiano. Questo approccio non poteva essere condiviso integralmente da un'agricoltura basata sulla presenza di vecchi vigneti poco produttivi ma di alta qualità; dalla predominanza del lavoro manuale con i suoi alti costi; e dalla consapevolezza che le caratteristiche migliori della varietà possono emergere nei nostri climi solo a fronte di rese contenute e di vinificazioni accurate.