Bottega del vino Dolcetto di Dogliani

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IL LAVORO DELL'UOMO


Il terroir si può esprimere nell'uva e nel vino solo attraverso la volontà e il lavoro dell'uomo, un lavoro che si è affinato attraverso le scelte sperimentate nei secoli.
La viticoltura piemontese è incentrata sul lavoro manuale e a Dogliani, un vitigno esigente come il dolcetto, ha imposto una cura e un'attenzione superiore. Questo contatto costante con la vigna permette all'uomo di seguirne l'evoluzione e di conoscerne ogni necessità.

Il lavoro dell'uomo è fatto dai tanti passaggi per seguire la sua pianta, ma anche da un istinto nell'ascolto che rende evidente e immediato ciò che altri riescono a scoprire, e non sempre riescono, attraverso complesse analisi.

Ogni stagione dell'anno ha il suo lavoro che scandisce i ritmi della vita del vignaiolo.
La potatura e la stralciatura nell'inverno, quando la pianta viene rinnovata per l'annata successiva; la legatura all'inizio della primavera in cui il capo a frutto viene piegato orizzontalmente; i diversi passaggi per pulire la vite dalla vegetazione eccessiva, liberando i grappoli e aiutandoli a scendere, mentre i tralci vengono ordinatamente indirizzati verso il cielo durante la calda estate; poi la cordonatura e cimatura, che chiudono il ciclo vegetativo, infine i diradamenti di agosto che preparano alla vendemmia. Siamo lontani anni luce dalle distese pianeggianti e infinite degli impianti dei nuovi mondi della viticoltura dove moltissimi lavori sono meccanizzati…

Puè, scarsulè, arcaplè sono le parole antiche che portano i contadini che lavorano alla maniera dei loro vecchi a trascorrere anche ottocento ore in compagnia di ogni singolo ettaro di vigna, un modo immediato per capire l'impegno e i costi della nostra viticoltura.