Bottega del vino Dolcetto di Dogliani

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CARATTERISTICHE DISCIPLINARE DOGLIANI DOCG 2005


Il vigneto: un albo autonomo

Il Dogliani Docg era dotato di un albo vigneti autonomo e distinto da quello del Dolcetto di Dogliani Doc. Questo significava, innanzitutto, che era stato scelto di non includere tutta la zona nella Docg, come era avvenuto per altre denominazioni in Italia, con il rischio di non riuscire ad evidenziare la particolare qualità di vini a cui veniva dedicato un diverso lavoro in vigna e in cantina. Si era scelto invece di evidenziare due diverse capacità espressive, mantenendo un'identità autonoma per il Dolcetto di Dogliani Doc. Per la Docg Dogliani non si trattava quindi solo di una scelta vendemmiale, in cui si selezionavano le uve migliori di tutti i vigneti, ma di vigne che dovevano essere iscritte in un elenco separato. Questo elenco, che dà vita al cosiddetto albo vigneti intestato all'azienda, è costituito da appezzamenti in cui viene effettuato un sopralluogo dell'ispettorato dell'agricoltura per verificare che corrispondano ai requisiti in termine di giaciture - escludendo i fondovalle o i luoghi non idonei - e che abbiano esposizioni ottimali. Non esistendo una classificazione storica e normativa dei vigneti, secondo il modello bordolese o borgognone, non era possibile stabilire un rapporto diretto fra cru storici e vigneti iscritti alla Docg, anche se era evidente che per raggiungere parametri analitici più esigenti, si doveva lavorare necessariamente con vigneti in grado di produrre una più alta qualità.
Il sistema dei cru classificati è inoltre legato alla valutazione dell'evoluzione dei vini nel tempo, un'attitudine che fino a quel momento non era mai stata quella di Dogliani. Mentre il Dolcetto di Dogliani aveva lavorato soprattutto per l'immediatezza, il Dogliani Docg apriva una prospettiva diversa anche nel considerare il valore di un vigneto di pregio attraverso l’evoluzione del vino nel tempo.

La ricaduta nel disciplinare Langhe

A Dogliani, caso forse unico, Doc e Docg si erano elevate entrambe al vertice di quel sistema piramidale di cui il Piemonte è sempre stato sostenitore. Il sistema piramidale è un sistema di scala di ricaduta di un vino quando non viene considerato idoneo al livello di un certo disciplinare e viene quindi declassato al gradino immediatamente sottostante, generalmente più ampio territorialmente e meno restrittivo nei parametri. Questo significa che, se il vino ottenuto nei vigneti che ogni azienda ha deciso di iscrivere alla Docg Dogliani non era all'altezza dei parametri analitici richiesti dal disciplinare, esso non sarebbe ricaduto nel Dolcetto di Dogliani Doc, come uno si sarebbe potuto aspettare, ma sarebbe stato declassato immediatamente alla denominazione Langhe Dolcetto.
Questa scelta voleva sottolineare il fatto che il Dolcetto di Dogliani Doc non poteva essere interpretato come un vino di minor importanza destinato a raccogliere i frutti non perfettamente riusciti della Docg, quanto piuttosto una diversa interpretazione che legislativamente si pone su un piano di pari dignità.
La severità di questo disciplinare non era cosa da poco se consideriamo che, anche in nazioni storicamente dedite alla produzione di vini di qualità all'interno di una zona vocata, si è sempre data anche la possibilità di una scelta vendemmiale. Sul territorio dei crù classè si possono ottenere al massimo dell'espressione i vini di più alto livello, ma è anche possibile ottenere i cosiddetti secondi vini a seconda dell'andamento dell'annata e dell'intervento dell'uomo.

Parametri più stretti

Naturalmente il disciplinare prevedeva anche parametri più stretti, attraverso l’indicazione di elementi che erano più immediatamente comprensibili nel caratterizzare la differenza dei due disciplinari e dei due vini: una minor resa di uva per ettaro, una maggior gradazione alcolica naturale, un maggior quantitativo di estratti secchi, tutti elementi che dovrebbero conferire immediatamente l’indicazione di una maggior struttura e corposità del vino.